MES: le banche italiane bocciano la riforma del Meccanismo europeo di stabilità che sembra mirata a salvare il sistema bancario francese e tedesco, mettendo a rischio quello italiano.

Vediamo, per chiarirci le idee, una breve rassegna stampa degli ultimi giorni.

Daniele Guidi ex amministratore ad banca

MES il fondo salva stati che ricapitalizza Stati e banche in difficoltà

“Pochi quelli che hanno capito cosa sarebbe stato il Mes e che ruolo avrebbe assunto”, scrive Alessandro Mangia su Sussidiario. La riforma che sembra fatta apposta per spolpare l’Italia è sotto i riflettori: in un seminario Bankitalia-Omfif il governatore Visco ha lanciato l’allarme “è un enorme rischio”.

“I piccoli e incerti benefici di una ristrutturazione del debito” continua Visco “devono essere ponderati rispetto all’enorme rischio che il mero annuncio di una sua introduzione possa innescare una spirale perversa di aspettative di default”. Il MES così, è il risultato della crisi, e ora dovrebbe diventare un Fondo monetario europeo, che integri il ruolo della Bce sul versante dell’essere “prestatore di ultima istanza”. Fino ad oggi il MES, “veicolo finanziario” con circa 160 dipendenti, è regolato da un Trattato ad hoc, richiamato nel Trattato del Fiscal Compact, ed è quindi esterno al perimetro dell’Unione Europea. In realtà, afferma Alessandro Mangia, ordinario di diritto costituzionale, “è un soggetto di diritto internazionale che esercita attività bancaria avvalendosi, però, dello statuto e delle garanzie di un soggetto sovrano. Che può rifinanziare singoli Stati o singoli sistemi bancari, però sotto “stretta condizionalità”.

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Cosa cambia con la riforma Salva Stati

Tra le innovazioni principali del Mes c’è quella che il fondo dovrebbe assumere la funzione di paracadute finale (backstop) del fondo di risoluzione unico delle banche (SRF), inoltre dovrebbero essere introdotte linee di credito precauzionali più efficaci, in caso un Paese venga colpito da uno shock economico.

Gianpaolo Galli ha espresso le sue opinioni al riguardo: “il MES in sé è però una istituzione preziosa perché ha dato un contributo decisivo per risolvere le crisi di paesi che avevano perso l’accesso al mercato”. Per Galli il MES rappresenta una notevole manifestazione di solidarietà dei paesi più solidi dell’Eurozona, a cominciare dalla Germania che è il suo principale contribuente, nei confronti dei paesi più fragili, tra cui l’Italia

Questo non toglie il fatto che Giuseppe Conte sia nell’occhio del ciclone, messo al muro da Matteo Salvini e Luigi Di Maio e accusato di averla avallata in piena autonomia senza metterne a conoscenza il Parlamento.

Riguardo la modifica del MES, le banche italiane non sarebbero state informate: proprio quelle banche che detengono il 70% del debito pubblico (400 miliardi di euro sui 2.400 totali). Se la riforma dovesse passare potrebbe lasciare un sesto dello stesso debito pubblico italiano senza più alcun acquirente.

Visco ha espresso molte perplessità: “Nessuno ci ha avvisati. Le banche non sono state informate sulla riforma del Mes. Se passa non compreremo più titoli di Stato”.

“Il rischio della ristrutturazione del debito è enorme. Anche solo annunciare la sua introduzione potrebbe innescare una spirale perversa di aspettative di default”. Insomma, un disastro. E a rimetterci sarebbe l’Italia.

Il leader leghista lancia l’allarme: “Il Mes salverebbe le banche? Quelle francesi e tedesche. Il presidente dell’Abi e il governatore di Bankitalia sono preoccupati perché hanno capito che rischiamo un bis del disastro del bail in. Anzi, cento volte peggio”. Sulla stessa lunghezza d’onda di Salvini anche Di Mario: “Siamo molto preoccupati. Il presidente dell’Abi ha detto che con la riforma compreremo meno titoli di Stato e questo è un problema”.

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Daniele Guidi ex ad banca

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